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Un matrimonio lungo una vita: amore, convivenza e complicità fra i coniugi in terza età

Un matrimonio lungo una vita: amore, convivenza e complicità fra i coniugi in terza età

Oggi ci si chiede sempre più spesso quale sia il segreto di un matrimonio longevo quando incontriamo coppie di coniugi che festeggiano le nozze d’oro. Cinquant’anni di vita insieme rappresentano più di un semplice traguardo considerando che, i matrimoni moderni, durano poco meno di due decenni. Sarà vero amore o magari una propensione naturale alla sopportazione dell’altro, sta di fatto che, rispetto ai giovani, i coniugi in terza età hanno tanto da insegnare, soprattutto ai novelli sposi.
Sicuramente alla base di un matrimonio così duraturo ci sono fattori come il rispetto, la complicità, una convivenza civile e il senso del dovere: ma davvero questi elementi, da soli, possono assicurare il quieto vivere fra marito e moglie? E l’amore? Può la fiamma dell’amore continuare ad ardere dopo mezzo secolo o esiste un modo per alimentare un sentimento che negli anni tende a diminuire? Ed ancora, quali sono alcuni espedienti per un matrimonio lungo una vita? Basta davvero rispettarsi l’un l’altro per rimanere uniti fino alla fine?

Appunto, il rispetto. Un atteggiamento che spesso dimentichiamo quando nella quotidianità abbiamo a che fare con le abitudini, il carattere e la personalità dell’altro coniuge. Confrontandoci con un marito o una moglie è più facile fare paragoni con le persone esterne alla propria cerchia familiare piuttosto che privilegiare le qualità morali o caratteriali di chi ci sta vicino. Quella donna è più bella, quell’uomo è molto servizievole, quei coniugi sembrano affiatati forse perché non hanno quei problemi che invece noi abbiamo all’interno della coppia. Il rispetto si fonda sulla reciproca accettazione e sulla consapevolezza che il proprio coniuge riveste un ruolo fondamentale nella nostra vita. Con tutti i difetti che una persona può avere è indispensabile capire che chi ci accompagna è una persona umana: è fondamentale iniziare ad apprezzare ciò che abbiamo anziché andare alla ricerca di quello che non possiamo avere. Tutto questo non significa rinunciare ai propri desideri o ad una vita migliore per rimanere uniti in nome della famiglia. Avere rispetto significa semplicemente tenere in considerazione le esigenze, le inclinazioni e il carattere dell’altro cercando di aiutarlo anziché biasimarlo.

La complicità. Sinonimo di questo termine è la parola “partecipazione” che, nella sua accezione positiva, significa prendere parte nella vita della persona che abbiamo sposato. In tale accezione è facile cadere in errore e scambiare la complicità con la prevaricazione: basta opporsi in maniera ingiustificata alle scelte dell’altro o imporre la propria autorità per controllare e comandare sulla vita del coniuge.
Il concetto di “complicità” è un qualcosa che solo due persone che si amano da tanto tempo possono spiegare. Complicità significa supporto, aiuto, sostegno e reciproca assistenza morale e materiale che ad un certo punto diventa spontanea e non è più precostituita. Un marito ed una moglie complici non hanno bisogno di accordarsi su una scelta. È sufficiente parlarne per capire fin da subito quale sarà la strada da intraprendere insieme. La complicità è l’affiatamento che si viene a creare con la convivenza, è una concordanza di vedute, un modo di concepire la vita di coppia in maniera univoca. Che se uno dei due intraprende una sfida, l’altro è pronto a sostenerlo in ogni momento. Anche dopo tanti anni di matrimonio.

La convivenza. Vivere insieme ad una persona non è semplice, a maggior ragione quando lo si deve fare per tutta la vita. Abbiamo parlato di abitudini, di carattere e di una routine che per alcune persone diventa stretta, eppure chi ha alle spalle 50 anni di matrimonio sembra non aver faticato nel sopportare i difetti del partner. La convivenza non è solo un modo per stare insieme, ma rappresenta nella realtà la condivisione di quello che è il proprio tempo, gli spazi e una vita che, prima del matrimonio, concedeva maggiori libertà. La convivenza spesso viene confusa con la prigione, con la differenza che il carcere lo si merita se si commette reato: è il presupposto del vivere assieme ad essere sbagliato, non il dovere (sancito dalla legge) di abitare sotto lo stesso tetto.
È vero. La convivenza implica la rinuncia ai propri spazi, alla libertà ed alle abitudini, ma apre la porta ad un futuro in compagnia di qualcuno con cui spartire la quotidianità.

L’educazione è uno dei fattori che consentono di rimanere coniugi anche alla soglia della terza età. Simile per alcuni versi al più semplice “rispetto”, l’educazione è la capacità di chiedere scusa, grazie e per favore in maniera gratuita e senza aspettarsi nulla in cambio. L’educazione è fatta di piccoli gesti, di quell’attenzione posta verso le esigenze dell’altro, ma soprattutto della capacità di lodare il partner davanti a tutti riservando le doglianze quando si è soli. Educazione è litigare senza sconfinare nella violenza, ma anche saper parlare dell’altro misurando toni e parole. Non insulti, non arroganza, ma capacità di risolvere le discussioni con diplomazia e pacatezza.
Ci sono momenti in cui diventa difficile tenere a freno la rabbia, però la forza di una persona risiede nel sapersi contenere e nel dosare le emozioni al momento giusto. Questo non significa covare odio e rancore nei confronti dell’altro coniuge, quanto invece saper trasformare un sentimento convertendolo in qualcosa di positivo.

L’amore è un sentimento che non rimane immutato nel tempo ma assume diverse sfaccettature a seconda dell’età e dell’esperienza vissuta. Se la passione accomuna una giovane coppia in procinto di sposarsi, quella stessa passione che brucia nel corpo cambia in un sentimento diverso una volta raggiunta la terza età. Non c’è più la componente passionale, bensì l’amore lascia spazio ad un legame così forte, intenso e profondo che non può essere confuso né con il “volersi bene”, né tanto meno con il semplice rispetto. E non si tratta neanche di routine e della paura di rimanere soli: l’amore alla terza età trasforma due coniugi in una cosa sola. Marito e moglie non sono più due entità unite dal matrimonio e separate nei diritti. Marito e moglie sono un’unica essenza, un soggetto formato da due corpi e da una stessa anima. Può svanire l’attrazione fisica, che si riduce al flebile impulso di sentire il calore del partner, però rimane quell’attaccamento all’altro, quell’immedesimarsi in una stessa vita.
Ecco, un matrimonio lungo una vita si basa sulla capacità di interpretare l’amore nelle sue fasi. Sta a noi comprenderne il più profondo significato.

 

 

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