Il ruolo del denaro nel periodo della terza età
Quando si raggiunge la tanto desiderata età pensionabile, in linea di massima si tende a tirare un sospiro di sollievo. Già, perché dopo una vita trascorsa a faticare per racimolare guadagni finalizzati al sostentamento della propria famiglia, oltre alle spese legate alla semplice soddisfazione di piaceri del tutto personali, finalmente diviene possibile rallentare i propri ritmi lavorativi per godersi i frutti di una vita passata a lavorare. A tal proposito, però, è bene sottolineare come l’anzianità presenti tratti caratteristici e distintivi variabili da un individuo all’altro, soprattutto quando si parla delle modalità con le quali gli anziani vivono questo particolare periodo della loro esistenza. Nello specifico, sono diversi gli aspetti che influiscono sulla qualità della propria vita, a partire dalla condizione economica nella quale si versa. A dirla tutta, sono esattamente fattori come la povertà e il benessere a garantire all’anziano un’esistenza dignitosa, oltre naturalmente a tutti i cari e gli affetti costituiti dalle proprie parentele. Ma rimaniamo in un ambito prettamente economico. A seconda del lavoro svolto nell’arco di tutta una vita, delle proprie possibilità economiche di partenza (es.: provenienza da una famiglia agiata) e delle necessità del singolo, l’anzianità può assumere le sembianze di un periodo particolarmente lieto o, al contrario, trasformarsi in un lasso di tempo fatto di malumori e mille difficoltà. Nel dettaglio, come cambia la vita di un anziano a seconda delle proprie facoltà economiche? Quanto è rilevante il ruolo della condizione economica nel cosiddetto periodo della terza età? Facciamo il punto della situazione analizzando due ipotetici casi differenti.
Vivere l’anzianità facendo affidamento sulla pensione
Partiamo da un caso generico riguardante la stragrande maggioranza degli anziani, ovvero la necessità di vivere facendo affidamento sulla pensione. Al di là di chi ha avuto la fortuna (e la costanza) di lavorare per conto proprio accumulando una ricchezza notevole, arrivando quindi a garantire a sé stesso una pensione di alto livello, in linea generale il valore dell’assegno corrisposto mensilmente alla maggior parte dei pensionati corrisponde grosso modo allo stipendio guadagnato (sempre su base mensile) nel corso di tutta una vita. Entrano ancor più nello specifico, il valore di tale assegno varia a seconda dei contributi versati durante la propria carriera lavorativa. Da ciò ne deriva che chi ha potuto versare contributi più cospicui avrà la possibilità di accedere ad assegni più consistenti. Stiamo però parlando solamente di una fetta relativamente esigua della popolazione italiana (ma è un discorso valido praticamente in ogni nazione del mondo in cui operi un istituto di previdenza sociale). Il trend, infatti, è quello che vede le pensioni rimanere costantemente al ribasso, condizione condivisa da un numero elevato di pensionati. Ciò si traduce, nei casi peggiori, in un’anzianità vissuta costantemente gettando uno sguardo all’interno del portafogli, risparmiando quanto possibile per far fronte alle spese necessarie al mantenimento dei propri beni (la casa e l’automobile, ad esempio). Inoltre, un’anzianità caratterizzata dalla necessità di farsi sempre i conti in tasca comporta di conseguenza tutta una serie di privazioni per quegli sfizi che un pensionato, a maggior ragione, sente il bisogno di soddisfare. Stiamo parlando di sfizi legati ad esempio al desiderio di viaggiare lontano, di fare nuove esperienze che durante la vita lavorativa, per ovvie questioni legate alla mancanza di tempo a propria disposizione, non è stato possibile intraprendere. Sono questi e molti altri i problemi che contraddistinguono la vita di un anziano relativamente povero, le cui uniche possibilità di evadere dal quotidiano sono rappresentate da una pensione ridotta ai minimi termini.
Anzianità e denaro: vivere da benestanti
Passiamo ora all’altro lato della questione. Vuoi per questioni legate a una maggior capacità di portare avanti la conduzione di un’attività redditizia, vuoi per essere riusciti a stringere amicizie decisamente influenti nel proprio ambito operativo, in linea generale vivere di rendita significa avere la possibilità di fare affidamento sì sulla propria pensione, maturata grazie al versamento di contributi corposi, ma anche poter fondare le proprie certezze su una ricchezza accumulata con grande sapienza. È proprio questa la differenza fondamentale tra il cosiddetto anziano benestante e il povero, una distinzione in grado di pesare in maniera rilevante sulla condizione di vita di entrambi. E se il povero si ritrova costretto a trascorrere gli anni della terza età tra il racimolare il denaro moneta per moneta, il benestante ha la possibilità di spendere gran parte del proprio tempo aggiudicandosi tutte quelle attività ludiche tipiche del pensionamento: dal viaggiare al fare acquisti non strettamente necessari, di fatto il benestante ha la possibilità di muovere somme di denaro più consistenti guadagnate in maniera onesta nell’arco della propria carriera. Ma è possibile risolvere il problema della povertà? Come fare per ridurre il divario tra anziani ricchi e anziani poveri? Nella realtà dei fatti, una risoluzione alle dinamiche che regolano la povertà non esiste. Andrebbe forse effettuata una redistribuzione della ricchezza? Sarebbe una procedura ingiusta, poiché chi ha avuto la fortuna di racimolare tanto denaro in vita è perché, molto semplicemente, se l’è guadagnato. Piuttosto, si tratta di un problema esistente a monte. Le modalità con le quali è possibile accedere prima allo studio e poi al lavoro andrebbero ridimensionate e facilitate, in maniera tale da consentire a chiunque, anche ai meno abbienti, di potersi garantire un’esistenza e un futuro più sereni. Bisogna poi infine considerare come oggi la società abbia una sempre maggiore sensibilità verso i temi che riguardano gli anziani e le loro problematiche: negli anni si sono moltiplicati enti, istituzioni, meccanismi di aiuto e di sostegno, e molto si è fatto per cercare di aiutare le persone anziane più in difficoltà. Per fare un piccolo esempio inerente alle tematiche spesso trattate da questo blog, possiamo ricordare come notevoli siano oggi gli aiuti per le persone anziane (e/o disabili) che abbiano bisogno di soluzioni per la mobilità quali montascale o altri ausili, con importanti sgravi e detrazioni fiscali. E si tratta solo di un banale esempio tratto da un settore che conosciamo molto bene, molti altri sono oggi i meccanismi di aiuto e sostegno pensati per la terza età, ed è sempre utile informarsi bene per essere sempre a conoscenza delle ultime novità.



