In questi ultimi due-tre anni, a causa della pandemia mondiale, i telegiornali hanno parlato molto più del solito delle questioni relative agli anziani e alcuni temi, come ad esempio quello delle RSA, le residenze sanitarie per anziani, sono tornati fortemente all’attenzione pubblica.
Questo ci ha dato lo spunto per una riflessione più ampia e concettuale sul significato e il valore della terza età.
La considerazione dell’anziano è sempre più oggetto di dibattiti e discussioni. Nella società attuale egli viene troppo spesso considerato un “peso”, poiché non è più (apparentemente) in grado di dare il proprio contributo.
Siamo onesti: se affermassimo per esempio che un anziano possa lavorare in fabbrica, correremmo il rischio di cadere –anche se in buona fede- nell’ipocrisia (sebbene esistano anziani particolarmente in forma). Tuttavia l’utilità di un anziano si manifesta (anche) nella propria esperienza e nel proprio bagaglio culturale, che possono (e devono) essere utili a tutti quanti noi. Le persone di una certa età hanno vissuto infatti dinamiche politiche, sociali ed economiche che le nuove generazioni faticano a comprendere.
Oggigiorno purtroppo emerge tale concezione della vecchiaia, ma poniamoci una semplice domanda: è così da sempre? Assolutamente no! Fino al secolo scorso gli anziani non solo venivano trattati con più rispetto, ma potremmo addirittura affermare che erano i membri più influenti della famiglia: a loro spettavano solitamente le decisioni più importanti. Ai tempi la saggezza era considerata un dono e, di conseguenza, gli anziani erano molto stimati.
C’era in realtà una differente concezione della vecchiaia: mentre oggi si fatica ad accettare di essere entrati nella terza età, una volta tale traguardo veniva accettato di buon grado, poiché si entrava nella fase della saggezza. Da allora è passato a grosso modo un secolo, un lasso di tempo certamente grande, ma al contempo piccolo, se rapportato all’intera storia dell’uomo.
Come è quindi stato possibile un cambiamento così repentino relativamente alla considerazione dell’anzianità? Una domanda breve, ma dalla quale molti professionisti del sociale quali sociologi, psicologi e antropologi sono partiti per scrivere grandi opere.
Tra questi in particolare emerge Zygmunt Baumann (1925-2017), sociologo e filosofo tedesco che nell’opera intitolata “Modernità liquida” ( lett: “Liquid modernity”) cerca di analizzare i vari mutamenti avvenuti nella società occidentale nel corso dell’ultimo secolo. Secondo il sociologo l’attuale situazione di (presunta) inutilità degli anziani è dovuta soprattutto al passaggio da una società pesante a una società liquida. Mentre nella società pesante (con questo termine ci si riferisce sovente alle antiche società patriarcali) c’era più razionalità, maggiore organizzazione e un sistema di valori che annoverava il rispetto per la terza età, nella società liquida (termine con il quale Baumann battezza la società moderna) emerge, oltre ad una crisi di valori, un nuovo modo di pensare, più “moderno”, che si riflette su tutti gli aspetti della vita, dalla concezione della famiglia a quella del lavoro, e di conseguenza gli anziani (i quali sono legati al ricordo di un mondo più duro di quello attuale), vengono esclusi o comunque “messi da parte”.
Questa esclusione viene compresa (ma certamente non giustificata) dai sociologi sulla base del progresso tecnologico che contraddistingue la nostra società. I cosiddetti new media, tra i quali ad esempio sofisticati computers, cellulari, tablet ecc, sono caratteristici del nostro tempo e ovviamente non erano presenti all’epoca dei nostri nonni.
Come sostiene Derrik de Kerckhove, teoretico dei new media, molti anziani fanno fatica ad utilizzare le nuove forme di comunicazione e la tecnologia in generale e in un mondo sempre più tecnologico (e connesso) c’è sempre meno spazio per coloro che “non stanno al passo”. Svolgere un’attenta analisi del problema è certamente il primo passo per cambiare la situazione.
Il passo successivo è per l’appunto capire come fare per provare a cambiare le cose. Concretamente, quindi, che cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per aiutare le persone anziane a ritrovare la loro dignità (e, senza esagerare, talvolta la voglia di vivere)? L’interrogativo è si complesso ma possiamo comunque provare a dare una risposta.
Prima di tutto occorre ricordare che il benessere di una persona deve essere a tutto tondo, sia fisico che spirituale.
In questa società tecnologica il benessere fisico può essere sempre meglio supportato sia grazie ai progressi della medicina che ai progressi dell’ingegneria che studia nuove e sempre migliori soluzioni per i problemi tipici dell’età. Oggi sono molte le aziende che ad esempio si occupano di soluzioni per il benessere e la mobilità degli anziani (montascale per anziani ecc.), e d’altra parte va anche sottolineato che un ritrovato benessere fisico, o piccole autonomie ritrovate, possono influire positivamente anche sul benessere spirituale della persona.
Quando però parliamo di benessere “spirituale” in senso profondo intendiamo qualcosa che ha a che fare con la sfera prettamente affettiva e di integrazione sociale della persona, ed è un aspetto su cui possiamo fare molto.
Potremmo infatti cominciare col dedicare una maggiore attenzione ai nostri cari, ascoltando il loro vissuto e i loro consigli. Le cose potrebbero farsi più complicate nell’ambito lavorativo: come già detto, ad un imprenditore non conviene assumere una persona anziana per compiere lavori fisici logoranti, ma potrebbe servirsi della sua esperienza per offrire consigli ai lavoratori più giovani, per selezionare il personale ecc. Le soluzioni quindi a pensarci bene ci sono, ma (forse) non siamo ancora pronti per una cosa del genere, poiché per i più si tratterebbe di un ritorno al passato, celato sotto nuove forme. In verità, proprio perché il mondo è cambiato parecchio negli ultimi decenni, credo ci sia bisogno di chi ha esperienza e che tramite questa possa fare “da faro” alla nuova società.
Dovremmo rifletterci molto seriamente, considerando che molti anziani che vivono nelle case di riposo, potrebbero effettivamente trovare nuova linfa, giovando sia a se stessi e, tramite la loro saggezza ed esperienza, anche a noi, che avremmo davvero tanto da imparare da chi ci precede.
Redazione Centaurus Rete Italia



