La solitudine è uno stato emotivo negativo che accompagna la vita di molte persone.
I suoi effetti hanno un impatto enorme sulla qualità di vita dell’individuo e possono portare allo sviluppo di patologie. Rimanere soli in terza età è una condizione capace di incidere negativamente sulla salute fisica e psicologica degli anziani. Secondo il rapporto Istat 2018, il 40% degli anziani che hanno più di 75 anni non hanno nessuno a cui rivolgersi in caso di bisogno.
L’attuale pandemia di Covid-19 ha certamente aumentato questa percentuale. Basti pensare a tutti gli anziani rimasti soli a causa della morte del proprio coniuge o a tutti quelli che sono in isolamento poiché affetti da patologie che potrebbero esporli ad un rischio di contagio maggiore. Durante il primo lockdown molte persone anziane hanno accusato sintomi come agitazione, ansia, insonnia o disturbi dell’alimentazione. Questo isolamento sociale ha influito e influisce ancora negativamente sulla salute dei più anziani. La solitudine rende l’anziano più fragile ed è strettamente connessa ad un peggioramento della qualità di vita e ad una più elevata mortalità.
La solitudine, infatti, incide notevolmente sul peggioramento della salute e nella terza età si configura come una condizione esistenziale che priva l’anziano di una quotidianità serena. Un anziano che è da solo, infatti, sente di non poter contare sul sopporto di nessuno poiché è privo di una rete di sostegno su cui poter contare nei momenti più difficili della propria vita. L’anziano che vive in solitudine sente di non essere circondato da persone che si preoccupano della sua salute e il suo isolamento può danneggiare notevolmente la sua salute mentale.
La solitudine sembra favorire l’insorgere della demenza senile e dell’Alzheimer e per questo dovrebbe essere affrontata come un vero e proprio problema, degno di attenzione e di una risoluzione. Ma non solo: la solitudine è uno stato che apre la strada anche a problematiche di natura cardiaca o cerebrale e sottopone l’anziano ad un rischio maggiore di ictus. La solitudine nella terza età porta ad una condizione cronica di stress e quest’ultima sembra essere la causa dell’aumento del rischio di patologie.
Anche la depressione è legata alla solitudine della terza età. Durante questa fase della vita la solitudine e la mancanza di un supporto sociale giocano un ruolo fondamentale nella qualità di vita dell’individuo. Non a caso la depressione senile è un fenomeno in forte aumento e una delle sue cause è proprio la perdita di relazioni significative. Una persona anziana trova difficoltà nel coltivare relazioni di questo tipo poiché i coetanei possono venire a mancare, il proprio coniuge può morire o delle malattie possono ridurre la sua possibilità di movimento. Tutti questi fattori possono portare ad un senso di solitudine che, a sua volta, aumenta il rischio di sviluppare un disturbo depressivo.
Tuttavia mitigare la solitudine degli anziani è possibile, anche in tempi di Covid-19.
Bisogna facilitare le dinamiche di socializzazione o risocializzazione per ridurre la solitudine auto-percepita dagli anziani e per far calare i tassi di depressione e di demenza nella popolazione anziana. Aiutare le persone anziane a rompere l’isolamento nel quale potrebbero trovarsi a vivere è possibile. Se si conosce una persona anziana che vive in uno stato di solitudine si può fare lei una visita o aiutarla se ha bisogno di svolgere delle semplici azioni quotidiane come fare la spesa o cambiare una lampadina. Far sentire la propria vicinanza è sempre un ottimo modo per rompere l’isolamento e per far capire all’anziano che non è solo e che può sempre contare su qualcuno in qualsiasi occasione.
Per migliorare la condizione di solitudine nella quale alcuni anziani potrebbero trovarsi è importante dedicare loro il giusto tempo. Spesso le persone anziane necessitano di riattivare i legami e di valorizzare la propria storia, il proprio passato. Dialogare con loro e mostrarsi interessati al loro racconto li farà stare meglio e con il passare del tempo si sentiranno meno soli. Anche delle passeggiate all’aperto effettuate regolarmente possono frantumare lo stato di solitudine nel quale l’anziano si ritrova a vivere.
Le attività ricreative sono importanti per riattivare la quotidianità dell’anziano.
Una persona anziana non dovrebbe mai pensare che il tempo si è fermato e che la vita non potrà mai più essere attiva come una volta ma deve comprendere che è soltanto cambiato il suo ritmo. Un consiglio per ridurre la solitudine della terza età è quello di spronare gli anziani a coltivare degli interessi anche attraverso le associazioni e i gruppi presenti sul territorio. Ritrovarsi insieme per praticare hobby come la lettura, lo sport, la cucina o il giardinaggio è un modo per tenersi impegnati e per sentirsi meno soli. Ciò di cui gli anziani hanno davvero bisogno è il contatto con le persone. Vogliono riscoprire relazioni e ritmi di vita nuovi e vogliono sentirsi ancora utili e attivi.
Durante l’attuale pandemia di Covid-19 far sentire la propria vicinanza alle persone anziane è più difficile ma non impossibile. Fare delle passeggiate insieme in uno spazio aperto in cui il rischio di contagiarsi è minore è sicuramente un ottimo modo per far percepire la propria presenza e la propria disponibilità alla persona anziana. Oppure è possibile visitare i propri cari anziani regolarmente e far sentire in questo modo il proprio affetto. Oggi più che mai la tecnologia può mitigare la solitudine della terza età e per questo motivo potrebbe ritornare utile insegnare ai più anziani ad utilizzare le videochiamate in modo da poter sentire le persone care quanto più spesso possibile. Anche una chiacchierata virtuale può risollevare il loro umore e coinvolgerli nelle proprie scelte di vita, anche se a distanza, li fa sentire ancora utili e importanti.
Tuttavia la tecnologia non deve sostituire le relazioni reali e il contatto umano; piuttosto dev’essere considerata come uno strumento di cui servirsi in tutte quelle situazioni in cui il contatto diretto è ostacolato o praticamente impossibile.



