Oggi, nel 2023, possiamo rilevare come la popolazione anziana abbia raggiunto una percentuale sempre più rilevante e come la scienza e la ricerca stiano moltiplicando gli sforzi per venire incontro sempre meglio alle esigenze crescenti di questa fascia popolazione.
In particolare negli ultimi tempi, poiché è aumentata la percentuale di persone ultrasessantacinquenni, la scienza sta cercando di capire come soddisfare in maniera sempre più ottimale i bisogni psico-fisici di questa fascia d’età. Innanzitutto è fondamentale comprendere le differenze che corrono tra un paziente giovane e uno anziano; vanno infatti considerate alcune variazioni nel funzionamento cognitivo che si manifestano con il trascorrere degli anni. La cosiddetta memoria di lavoro, la quale è misurabile mediante per esempio la memorizzazione di cifre o altro, mostra un lieve calo. Anche l’intelligenza fluida, cioè la capacità di acquisire nuove informazioni, viene meno durante la vecchiaia. E’ interessante notare come invece l’intelligenza cristallizzata, -che possiamo definire come il prodotto cumulativo di informazioni acquisite – rimanga pressoché intatta.
Come funziona esattamente la TCC (terapia cognitivo – comportamentale) in una persona anziana?
Non esiste un protocollo standard; il terapeuta deve innanzitutto procedere a fare una valutazione iniziale del proprio paziente, in cui cerca di capire quale sia il tipo (o ti tipi) di memoria sul quale (o sui quali) si deve intervenire. Questo aspetto sta alla base della TCC, poiché da qui si può provare a comprendere il perché di eventuali problemi sensoriali, di salute fisica ecc. Per poter permettere anche agli anziani gravemente disabili di accedere alla TCC talvolta si utilizzano dei settings differenti, come per esempio il domicilio del paziente. Generalmente comunque gli studi di efficacia della terapia cognitivo-comportamentale con le persone anziane vengono condotti utilizzando un gruppo formato da tanti individui; così facendo è possibile migliorare l’esito della terapia per coloro che si trovano isolati. Come già detto in precedenza, le capacità cognitive di un anziano sono diverse rispetto a quelle di un giovane e il terapeuta deve necessariamente tenerne conto. Lavorando con gli anziani ci sono infatti alcuni temi e fattori legati all’età che emergono spesso e che richiedono delle modifiche al contenuto della terapia. In questo caso con il termine “contenuto” ci riferiamo a particolari aspetti quali la concettualizzazione del caso, cognizioni , credenze e altri. Si tratta di elementi imprescindibili, poiché alcune esperienze possono avere un impatto significativo sul processo terapeutico. Ma come agisce in concreto una TCC? Il principio che sta alla base è il medesimo per tutti, ricordando però che i pazienti più anziani presentano un quadro cognitivo di base più debole. Possiamo quindi affermare che tale terapia aiuta le persone a identificare i propri pensieri disfunzionali, ad esempio quelli angoscianti, e a valutare quanto siano realistici. Mettendo in luce le interpretazioni errate e proponendone delle alternative – ossia, delle spiegazioni più plausibili degli eventi – si produce una diminuzione quasi immediata dei sintomi. Infatti, una valutazione realistica delle situazioni e il cambiamento del modo di pensare producono un corrispondente miglioramento dell’umore e del comportamento. Per ottenere però un risultato a lungo termine è tuttavia necessario modificare le credenze disfunzionali sottostanti attraverso l’addestramento dei pazienti a queste abilità cognitive. Va infine ricordato che indipendentemente dal valore di una qualsiasi terapia, la collaborazione del paziente gioca un ruolo importante e spesso decisivo.



