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COMUNICAZIONE AUMENTATIVA ALTERNATIVA: strumenti e modalità

La CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) è un tipo di comunicazione che va ad integrare, sostituire, aumentare il linguaggio. Non sarebbe corretto parlare solamente di comunicazione alternativa in quanto essa va ad integrarsi con le capacità comunicative della persona e se vi sono presenti dei residui di linguaggio verbale è giusto che questi vengano sviluppati e valorizzati.

Nella pratica clinica la CAA viene utilizzata quando ci si trova in situazioni di disabilità (temporanea o definitiva) del linguaggio. Sappiamo tutti quanto comunicare sia fondamentale nella vita di tutti i giorni per mantenere attivi i rapporti sociali e la vita di relazione nonché per esprimere i propri bisogni primari.

Non poter comunicare può creare frustrazione e isolamento.

La CAA diviene quindi un supporto per chi ha difficoltà nell’esprimersi con il linguaggio verbale e si avvale di diverse tecniche e supporti.

La cosa fondamentale è partire dai bisogni della persona e dallo studio del suo quadro clinico per costruire un percorso personalizzato e valido. Secondariamente è necessario coinvolgere la cerchia dei famigliari e amici, cioè della cerchia relazionale che gira intorno alla persona disabile.

Oggi la CAA permette a molte persone di avere maggiori possibilità educative e socioculturali grazie alle specifiche tecniche di comunicazione che vanno a sopperire le difficoltà di linguaggio.

I risultati non sono immediati, specialmente in soggetti con patologie congenite, e necessitano di lavoro costante e motivazione. Proprio quest’ultima risulta essere una variabile molto importante nella strutturazione di un percorso clinico finalizzato al raggiungimento di un nuovo modo di comunicare.

Gli interventi di Comunicazione aumentativa alternativa vengono rivolti a chi ha diverse patologie, per esempio patologie congenite, acquisite (per esempio ictus, trauma cranico), patologie neurologiche evolutive o condizioni di disabilità temporanea.

Obiettivo principale della CAA non è solo quello di trasmettere contenuti ma anche quello di promuovere le relazioni interpersonali e per fare questo si avvale di diversi strumenti tra cui: software di comunicazione che si utilizzano con il pc, tabelle di comunicazione, VOCAs (Vocal Autput Communication Aids).

Le tabelle sono sicuramente lo strumento più immediato e di facile costruzione. La persona disabile può indicare un simbolo all’interno della tabella (per esempio utilizzando lo sguardo) e quel simbolo rappresenta qualcosa di prestabilito. Le tabelle vengono costruite secondo diversi criteri; innanzitutto si deve tener conto del vocabolario conosciuto dalla persona tenendo conto anche del contesto relazionale in cui userà la tabella e delle sue disabilità fisiche o sensoriali. I simboli riportati nella tabella possono essere disegni che raffigurano l’oggetto che si vuole indicare o simboli.

I VOCAs permettono attraverso dei pulsanti posti su una tastiera di riprodurre un messaggio registrato precedentemente. Su ogni tasto viene applicato un simbolo che rappresenta ciò che si vuole comunicare.

L’impatto sociale di questo strumento è molto forte in quanto permette all’interlocutore di ascoltare il messaggio in modo molto più semplice senza prestare continuamente attenzione ad ogni manifestazione del disabile.

I software di comunicazione sono invece programmi che si utilizzano con il computer e che permettono di riprodurre le tabelle di comunicazione sullo schermo. Ovviamente il vantaggio di questi sistemi è l’infinita possibilità di inserire dati e memorizzare messaggi. Con l’avanzamento inarrestabile della tecnologia questi software sono inoltre in continua evoluzione.

Queste metodologie comunicative vengono anche utilizzate nei bambini che hanno difficoltà nello sviluppo del linguaggio verbale e che quindi necessitano di un supporto che li aiuti a comunicare con gli altri.

La comunicazione rinforzata utilizza i simboli PCS, un insieme già predisposto di simboli che indicano oggetti, pensieri ed emozioni e ad oggi è il più diffuso in Italia.

Libri costruiti utilizzando i simboli PCS permettono anche ai bambini che hanno difficoltà nello sviluppo del linguaggio di scoprire il piacere della lettura e di relazionarsi con gli altri.

LO SPORT VICINO ALLA DISABILITÀ

Il mondo dello sport è un ambito di aggregazione molto importante per individui di tutte le età, dai bambini agli adolescenti fino ad arrivare agli adulti e alle persone anziane.

Attraverso l’attività sportiva la persona raggiunge uno stato di benessere psicofisico, si incontra con i coetanei, scambia informazioni, scarica lo stress accumulato, raggiunge dei traguardi prefissati. Abbiamo parlato di aggregazione, ci colleghiamo ora più precisamente alla parola “integrazione”. E’ giusto infatti che anche in ambito sportivo le persone disabili non vengano discriminate a causa dei loro deficit motori, ma abbiano la possibilità tanto quanto gli altri di esprimere le proprie qualità e competenze.

La storia dell’integrazione di persone disabili in ambito sportivo risale ad un periodo temporale relativamente recente, ci troviamo infatti all’epoca della seconda guerra mondiale.

Sir Ludwig Guttmann, neurochirurgo, aprì un centro a Londra che si occupava della riabilitazione di uomini e donne che avevano subito lesioni midollari durante i conflitti bellici. Egli si accorse di come l’attività sportiva portasse significativi miglioramenti allo stato psicofisico dei suoi pazienti ed inserì quindi a tutti gli effetti l’attività atletica nel percorso di riabilitazione dei suoi pazienti. Nel 1948 a Stoke Mandeville furono organizzati i primi giochi atletici per disabili: quattordici uomini e due donne parteciparono alla disciplina del tiro con l’arco. Anche il cinema dell’epoca non fu indifferente a ciò che stava accadendo, fu girato infatti un filma intitolato “Men” in cui Marlon Brando interpretava un soldato rimasto in carrozzina dopo la guerra che faceva riabilitazione in un centro medico e all’interno della struttura si allenava a basket sulla sedia a rotelle.

E’ però nel 1960 che si fa il salto di qualità quando a Roma in occasione delle Olimpiadi vennero inaugurati i primi Giochi Paralimpici caratterizzati dagli stessi sport delle Olimpiadi per normodotati.

Si sa quanto le parole siano un importante riflesso di ciò che rappresentano perciò soffermiamoci un attimo su sostantivo “para”; inizialmente infatti stava ad indicare il termine “paraplegic”, successivamente invece andò ad indicare la parola “parallel”. Questo ci fa riflettere sul fatto che i Giochi per normodotati e per disabili siano andati col tempo ad integrarsi e costituiscano adesso un unico nucleo all’interno del mondo dello sport.

Lo sport ha un grandissimo valore educativo; i ricercatori confermano oggi che chi fa sport vive più a lungo poiché questo porta ad uno stato di benessere psicofisico completo. L’attività fisica permette inoltre di combattere disturbi come cefalee, stitichezza, problemi ossei e muscolari. Inoltre è un ottimo antidoto contro lo stress in quanto rilascia delle sostanze chiamate “endorfine” che permettono appunto all’organismo di sviluppare quei meccanismi che ci aiutano ad affrontare determinate situazioni.

Tutto questo è ancora più significativo nella persona disabile dove vi è un’integrazione corpo/mente in qualche misura deficitaria da cui scaturisce uno stato psicofisico negativo. L’ attività sportiva in questi casi produce moltissimi benefici sia sul piano fisico che su quello psichico.

Il disabile infatti trova giovamento nello sport migliorando le proprie prestazioni fisiche, la velocità, l’equilibrio, la forza, la coordinazione motoria, ma anche la propria autonomia. Da questo ne consegue dal punto di vista psicologico un miglioramento della proprio stato psichico, una maggiore autostima e quindi un miglioramento significativo della qualità della vita. Le persone disabili che fanno sport partono in qualche modo svantaggiate e gli sforzi che fanno per ottenere dei miglioramenti sono ammirevoli e meritevoli quindi di stima e gratificazione.

Chi ha una disabilità fisica compete soprattutto per vincere, per riscattarsi dai propri limiti e partecipare alle Paralimpiadi è una grandissima soddisfazione, ma anche chi compete a livelli più modesti ne trae grandissima realizzazione in quanto lo sport in questi casi spesso non viene vissuto nel suo aspetto fisioterapico ma in tutti i suoi aspetti ludico-agonistici.

VOLARE IN CARROZZINA: LINEE GUIDE PER I DISABILI CHE VIAGGIANO

L’estate è tempo di riposo ma anche di vacanze e di viaggi.

Viaggiare è importante per vari motivi; oltre che rilassare la mente e il corpo permette di scoprire luoghi sconosciuti e raggiungere mete prefissate.

Questo dovrebbe essere possibile per tutti, quindi anche per tutte quelle persone che hanno difficoltà di mobilità o patologie particolari.

In particolare oggi vogliamo fare un po' di chiarezza e definire qualche linea guida per chi vuole partire per le vacanze viaggiando in aereo e ha la necessità di spostarsi in carrozzina o con altri ausili alla mobilità.

La legge oggi tutela i diritti dei disabili che vogliono viaggiare in aereo e definisce delle disposizioni ben chiare che tutte le compagnie aeree devono seguire, con alcune eccezioni o particolarità secondarie che la compagnia ha il dovere di specificare nel proprio regolamento.

Il desiderio di creare un piccolo vademecum per la persona viaggiante nasce dalla consapevolezza che ancora oggi capita che le persone disabili e in carrozzina si vedono negato il diritto di viaggiare sull’aereo o annullata la prenotazione senza motivi ben precisati o che molti rinuncino addirittura a prenotare perché convinti di non poter usufruire del mezzo aereo.

Iniziamo col dire che per legge nessuna compagnia aerea può rifiutare la prenotazione di una persona perché disabile o comunque con difficoltà motorie o intellettive.

Detto ciò sussistono delle eccezioni giustificabili solo con la salvaguardia della sicurezza e la tutela della persona stessa, ma sono appunto delle eccezioni.

La nuova Direttiva Europea prevede che ogni compagnia aerea disponga di un piano di assistenza speciale per persone con varie difficoltà di mobilità o patologie particolari (come ad esempio le persone diabetiche).

Per usufruire di questi servizi è necessario informare la compagnia aerea almeno 48h prima della partenza in modo che questa possa adoperarsi per avvertire i vari aeroporti e organizzare il personale. E’ infatti necessario che il protocollo speciale sia seguito dall’inizio del viaggio all’aeroporto di partenza, durante il viaggio, fino all’aeroporto di arrivo.

Nel caso la compagnia aerea rifiutasse la prenotazione per motivi particolari (per esempio le dimensioni dell’aereo non permettono fisicamente l’imbarco del disabile) è tenuta ad avvertire entro cinque giorni lavorativi.

Il nostro consiglio è quello di visitare il sito internet della compagnia aerea scelta per viaggiare e verificare il regolamento specifico per non trovarsi impreparati e poter esercitare tutti i propri diritti.

Per quanto riguarda il trasporto di ausili alla mobilità è possibile imbarcarne 2 gratuitamente specificando per questioni di sicurezza le caratteristiche dell’ausilio stesso (come ad esempio dimensioni della carrozzina, tipo di batteria se si tratta di carrozzine elettriche, ecc.).

Per quanto riguarda il personale di assistenza è possibile richiedere, sempre gratuitamente, di essere seguiti se necessario da personale predisposto durante il check-in e in tutte le operazioni seguenti.

Alcune compagnie aeree richiedono l’imbarco della carrozzina già in questa fase, mettendo a disposizione una carrozzina sostitutiva per spostarsi fino all’aereo. Una volta saliti è possibile usufruire di sedie a rotelle di minori dimensioni per spostarsi dal sedile alla toilette in autonomia, e una volta atterrati la compagnia farà in modo di far trovare una carrozzina ad attendere la persona all’uscita dell’aereo.

Per far sì che tutto il protocollo venga eseguito senza intoppi è necessario presentarsi in aeroporto almeno 2 h prima della partenza.

Per quanto riguarda il trasporto di medicinali o bombole di ossigeno, ogni azienda specifica le quantità permessa (che solitamente corrisponde alle dosi necessarie per il viaggio di andata, la vacanza e il viaggio di ritorno). Alcune compagnie aeree hanno a disposizione distributori di ossigeno che possono garantire però l’ossigenazione a una sola persona per volo; è necessario quindi informarsi bene della disponibilità del posto se si necessità di questo servizio.

Per quanto riguarda persone accompagnate da cani da guida, queste hanno il diritto di viaggiare con il proprio animale secondo le modalità previste dalla compagnia stessa. Alitalia per esempio consiglia di portare con sé un’imbragatura e una museruola qualora il comandante ne ritenesse necessario l’uso durante il decollo per motivi di sicurezza.

Talvolta è necessario portare con sé il MEDIF (Medical Information Form), con modulo scaricabile dai siti delle compagnie aeree, cioè un certificato redatto dal proprio medico curante che definisce lo stato di salute del passeggero con tutte le specifiche del caso.

Ad oggi grazie alle normative vigenti è possibile quindi viaggiare tranquillamente in aereo sia in carrozzina che in barella che con accompagnatori (animali da guida o persone); la cosa importante è avvertire con anticipo la compagnia e leggere con attenzione il regolamento specifico per far sì che i propri diritti vengano rispettati e si possa usufruire quindi di tutti i servizi e le agevolazioni del caso, come l’imbarco prioritario e i parcheggi riservati nelle vicinanze dell’ingresso dell’aeroporto.

VACANZE IN TERZA ETA’: COME VIVERLE AL MEGLIO E TORNARE RIGENERATI

La terza età è un periodo della vita che può offrire molte possibilità per dedicare del tempo a se stessi e fare ciò che non si ha avuto tempo di fare prima.

Viaggiare può essere una di queste cose, con i dovuti accorgimenti, può essere fatto anche da persone anziane o con problemi di mobilità.

Infatti precludersi nuove “avventure” e chiudersi in casa nella solita routine potrebbe diventare deleterio e portare la persona ad un lento isolamento.

Le ricerche hanno dimostrato come viaggiare contribuisca al mantenimento del benessere psicofisico delle persone di una certa età e giovi anche alla socialità e alla cultura. Gli over 65 infatti, al contrario di quanto potrebbero pensare i giovani d’oggi, sono molto curiosi e creativi e apprezzano vedere posti nuovi e accostarsi a culture diverse dalla loro.

Soprattutto negli ultimi anni le agenzie di viaggio hanno percepito questa voglia di viaggiare e organizzano gite e tour pensati ad hoc per le persone non più giovanissime ma che hanno voglia di staccare per visitare posti nuovi e rilassarsi in luoghi di villeggiatura attrezzati.

Le mete scelte dagli over 65 sono varie e vanno dai luoghi di culto ai siti di interesse archeologico, dalle vacanze relax alle terme alla villeggiatura al mare o in montagna. A tal proposito una recente indagine ha mostrato come le mete favorite siano il mare durante l’estate e la montagna per brevi gite durante il resto dell’anno.

Ci sono inoltre agevolazioni economiche per chi decide di viaggiare in terza età; ad esempio Trenitalia ha pensato a CartaFreccia Senior, una convenzione che permette di viaggiare in tutta Italia spendendo la metà a patto di aver raggiunto i 60 anni di età e di acquistare il biglietto il giorno prima.

Sulla stessa scia Alitalia applica delle scontistiche speciali per tutti coloro che abbiano superato i 65 anni d’età.

Quando si decide di fare un qualsiasi viaggio importanza cruciale riveste l’organizzazione, questo ancor di più se a viaggiare sono delle persone anziane.

La prima cosa da fare è stabilire la meta; preferibilmente per una persona anziana il consiglio è quello di non scegliere luoghi eccessivamente caldi o troppo freddi. Questo risulta di fondamentale importanza per prevenire colpi di calore o spiacevoli influenze soprattutto laddove vi siano patologie particolari.

E’ necessario quindi nella decisione della meta tenere presente anche il consiglio del medico curante che ben conosce la situazione clinica della persona e può dare suggerimenti professionali e disinteressati.

Un altro accorgimento è quello di scegliere mete non troppo lontane. In caso contrario durante il viaggio è necessario effettuare brevi soste ogni 2/3 ore e consumare snack leggeri e acqua per mantenere costante l’idratazione.

Per quanto riguarda il mezzo di trasporto questo dovrebbe essere comodo e accessoriato di tutti i confort; se per esempio si sceglie di fare un viaggio organizzato in pulmino potrebbe essere utile verificare che a bordo vi sia un bagno e la possibilità di trasportare carrozzine e attrezzature utili.

Una volta stabilita meta e mezzo di trasporto è opportuno scegliere un hotel adatto.

La scelta dell’hotel (o appartamento o bed and breakfast) va fatta soprattutto tenendo conto delle esigenze e dei bisogni specifici della persona.

Specialmente per chi si muove in carrozzina e ha una mobilità ridotta è opportuno scegliere un ambiente privo di barriere architettoniche, con ascensore e bagni attrezzati.

E’ inoltre importante verificare la presenza di servizi di ristorazione all’interno dell’hotel e nelle città da visitare.

In particolare durante la terza età infatti il consumo di cibi sani è di fondamentale importanza per la tutela della salute ed è importante conservare un’alimentazione sana anche durante le vacanze.

Quando si decide di intraprendere un viaggio è importante verificare di portare in valigia tutti i medicinali di cui si ha bisogno con eventuali ricette mediche e documenti validi e non scaduti.

Per chi viaggia con anziani che hanno problemi cognitivi esistono anche degli appositi braccialetti GPS utili in caso di smarrimento.

Abbiamo visto dunque come con le dovute cautele e la giusta organizzazione sia possibile viaggiare tranquillamente e passare dei soggiorni piacevoli anche in terza età, all’insegna del divertimento e del relax.

ANZIANI: RSA E ASSISTENZA SANITARIA

Negli ultimi anni l’aspettativa di vita è aumentata significativamente; vi è infatti un forte incremento degli anziani over 80 con tutto quello che ne consegue dal punto di vista sociale e della spesa pubblica.

Infatti pur aumentando l’aspettativa di vita aumentano anche le malattie croniche e di conseguenza la presenza di anziani non autosufficienti che necessitano di assistenza.

Non parliamo di assistenza ospedaliera, legata quindi all’istituzionalizzazione, ma ad un’assistenza quotidiana, legata alla riabilitazione, piuttosto che alle cure primarie, senza escludere l’assistenza psicologica. Il problema alla base è anche il cambiamento che è avvenuto nella società negli ultimi decenni; se infatti si devono al progresso gli sviluppi fatti in campo medico nella cura delle malattie è anche vero che l’allungarsi della vita non equivale ad un’alta qualità della stessa. Oggi la tecnologia aiuta e anche molto, e lo sappiamo bene noi che negli anni abbiamo visto più e più volte la grande differenza che possono fare in casa gli ausili tecnologici come i montascale, le vasche con porta per anziani, gli impianti domotici, e così via, ma naturalmente la tecnologia arriva fino ad un certo punto e il tema dell'assistenza va ben oltre il semplice adeguamento della casa con gli ausili per la mobilità. Inoltre l’incremento delle famiglie mononucleari non permette spesso che l’anziano abbia le cure adeguate da parte dei famigliari visto il numero limitato dei componenti del nucleo affettivo.

Esistono nei diversi paesi delle reti assistenziali a carico dello stato cui l’anziano e la sua famiglia possono affidarsi in caso di bisogno, spesso però questo sistema di assistenza non è sufficiente a coprire il numero dei casi. Una forma di contributo che lo stato offre per adempiere al compito assistenziale del cittadino è il cosiddetto “accompagnamento”: del denaro spendibile dall’anziano per coprire le spese mediche e assistenziali. Le famiglie spesso infatti devono ricorrere a proprie spese alle cure mediche e, soprattutto negli ultimi anni, ci si trova a ricorrere sempre più spesso alla forza lavoro migratoria femminile per assistere i propri cari. Gli anziani infatti preferiscono essere assistiti, anche giorno e notte, da una badante piuttosto che essere ricoverati in un ospizio, sia per l’affetto e il legame con le proprie pareti domestiche, sia per il costo non indifferente delle case di riposo.

In realtà nella categoria delle case di riposo rientrano diverse strutture che si distinguono principalmente per due fattori: i servizi erogati e la divisione delle spese di assistenza. Con l’aumentare della popolazione anziana le classiche case di riposo si stanno trasformando sempre più spesso in RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), alcune sono pubbliche, altre convenzionate, molte private. Per quanto riguarda le strutture convenzionate una parte della spesa è sostenuta dall’assistito e una parte da un contributo statale, quelle private invece sono completamente a carico del paziente. Rispetto alle classiche case di riposo le RSA offrono oltre alle normali cure assistenziali anche cure mediche più specifiche a seconda dei bisogni della persona.

Ci sono diversi aspetti da tener presenti quando parliamo di RSA, tra questi alcuni di fondamentale importanza quali i criteri di accesso alla struttura, il costo della retta mensile e i servizi offerti dalla struttura e dal personale.

Recentemente è stata fatta una ricerca riguardante il mondo delle RSA intervistando anziani ospiti delle residenze e i loro famigliari. Il 65% dei partecipanti alla ricerca ha dichiarato di aver dovuto inserire il proprio famigliare in una lunga lista d’attesa. I criteri in base ai quali viene stilata questa lista d’attesa riguardano principalmente due indicatori: l’ordine della richiesta e le condizioni di salute dell’anziano. Tuttavia il 35% degli intervistati ha lamentato quanto in realtà questi criteri di accesso siano poco trasparenti.

Un altro aspetto importante è il costo per la degenza. A seconda della struttura scelta i costi variano anche di molto e solitamente comprendono il consumo di cibo, elettricità e consulti medici; si è calcolato che il costo medio di una retta mensile sia di 1620,00 euro e solo nel 16% dei casi vi è un aiuto da parte delle istituzioni per il pagamento. Nel 69% dei casi gli anziani non hanno sufficienti entrate per provvedere da soli al pagamento della retta.

Inoltre l’inquadramento del personale non è spesso del tutto chiara e le persone lamentano un servizio spesso scarso e non adeguato alla retta pagata.

Sicuramente su queste strutture c’è molto da dire poiché il quadro risulta molto sfaccettato e nei prossimi anni continuerà ad essere oggetto di ricerca sociale al fine di adeguare sempre più il numero e l’operato di queste residenze a favore di una maggiore attenzione e percezione della persona anziana.

MONTASCALE E PIATTAFORME ELEVATRICI: si è tenuto a Iseo il nuovo meeting di formazione Centaurus Rete Italia

9/6/17 - Nel cuore delle terre di Franciacorta, sulle sponde del Lago d'Iseo in provincia di Brescia, si trova la sede nazionale di Centarusus Rete Italia, ed è proprio in questa magnifica cornice paesaggistica che venerdì 9 giugno si è tenuto l'ultimo corso di formazione professionale organizzato dal Gruppo per le aziende affiliate.

I migliori professionisti del settore  sono convenuti da ogni regione d'Italia: c'erano professionisti operanti su diverse aree quali Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria Lazio.

Il meeting è stato un grande successo e ha dato ai professionisti del settore la duplice opportunità di aggiornarsi sulle ultimissime novità nel campo dell'abbattimento delle barriere architettoniche e di confrontarsi fra di loro scambiando come di consueto le preziose esperienze maturate sul campo e le peculiari specifiche competenze di ciascuno.

Si è parlato soprattutto di montascale, di piattaforme elevatrici e di numerose e interessanti novità legate al mondo degli ausili alla mobilità per le persone anziane e disabili.

Come d'abitudine, il meeting ha visto alternarsi momenti di studio e approfondimento in aula e momenti di analisi tecnica "sul campo" direttamente a confronto con gli impianti montascale e le piattaforme elevatrici.

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Able to Play: sport e disabilità a portata di click

I benefici che lo sport può apportare alla disabilità sono stati più volte comprovati sia dalla medicina sia dalle associazioni che ogni giorno si occupano di questo tema. Nasce quest'anno il primo progetto italiano a livello nazionale che ha come obiettivo quello di diffondere lo sport tra le persone disabili. Able to Play, questo il nome del progetto, nasce dal lavoro dell'associazione "Carlo Mazzola" con sede a Milano. Proprio il presidente dell'associazione spiega qual'è l'obiettivo principale del progetto cioè "abbattere le barriere dell'informazione e della conoscenza, favorendo e facilitando il più possibile il contatto tra chi vuole fare sport e chi offre attività sportive".

Si tratta in sostanza di una piattaforma web che mette in comunicazione gli utenti disabili con le associazioni che si occupano di sport, e ha come scopo principale quello di trovare l'associazione sportiva più vicina all'utente. 

Il sito permette di fare una ricerca tra i vari sport come ad esempio atletica, basket, calcio, canottaggio, danza, equitazione, judo, nuoto, scherma e molti altri.

La piattaforma web contiene i contatti e le informazioni di oltre 150 associazioni italiane e permette inoltre agli utenti di registrarsi per promuovere nuove associazioni e rimanere quindi sempre aggiornata.

Il sito è comunque solo il punto di partenza del progetto; a breve infatti verrà lanciata l'app per cellulare e la realizzazione di una serie televisiva ispirata al tema creata dalla Scuola Holden di Torino.

Inoltre, al fine di promuovere l'informazione riguardo allo sport per disabili anche tra i più giovani, è prevista la promozione di un progetto laboratoriale per le scuole secondarie di primo grado.

Able to Play non ha alcuno scopo di lucro ma nasce unicamente dalla consapevolezza di quanto lo sport possa migliorare la vita delle persone con disabilità fisica e psichica e dalla voglia di ridurre le distanze tra la domanda e l'offerta attraverso una rete condivisa di informazioni utili e mirate.

Home Care Premium: stanziati 220 milioni di euro

L'HCP (Home Care Premium) è un progetto Inps a beneficio dei cittadini pensionati e dei dipendenti della Pubblica amministrazione che abbiano in famiglia una persona con disabilità grave che richieda un'assistenza costante 24 ore su 24.

Si tratta di un assegno pari a 1.000 euro mensili che viene erogato direttamente dall'Inps per pagare le cure assistenziali domiciliari e quindi l'assunzione di una badante.

Nel 2017 i fondi stanziati per il progetto sono di 220.000 milioni di euro ricavati sia dai tassi di interesse che vengono applicati ai prestiti per pensionati e dipendenti pubblici, sia dai contributi obbligatori (lo 0,35% della retribuzione dei pensionati e dei dipendenti pubblici) e dai contributi volontari (0,15%).

Per ora il contributo Home Care Premium è destinato soltanto alla categoria della Pubblica amministrazione ma non è detto che un domani non venga ampliato su larga scala anche ad altre categorie di cittadini. 

Il beneficiario di questo tipo di assegno è una persona a cui è stata riconosciuta una disabilità gravissima e che abbia un'isee socio sanitario che non superi gli 8000 euro annui.

Possono inoltre beneficiare del contributo (che ricordiamo è esclusivamente erogato per il sostentamento delle spese per l'assistenza domiciliare):

-il tutore del beneficiario;

-i figli del beneficiario o i loro discendenti;

-il coniuge o il convivente del beneficiario;

-i suoceri;

-i fratelli e le sorelle.

E' importante fare una precisazione rispetto alle scadenze del bando per la richiesta di contributo. La prima scadenza infatti risale al 31 Marzo di quest'anno, ma chi non ha fatto domanda entro il termine fissato può comunque effettuare la richiesta tramite il sito dell'Inps e seguire quindi l'aggiornamento della graduatoria.

La domanda va fatta in forma telematica accedendo al sito tramite il codice fiscale e il pin dispositivo.

Visto che uno dei requisiti richiesti è un Isee socio-sanitario che non superi gli 8.000 euro all'anno, prima di fare domanda è necessario richiedere la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per la determinazione dell'Isee.

In un periodo dove la crisi economica fa paura e le spese di un famigliare disabile a carico in molti casi diventano insostenibili, questo tipo di contributo (insieme ad altri che vengono erogati dai vari enti) è sicuramente un grosso aiuto; la cosa auspicabile è che in futuro si trovino i fondi per allargare il gruppo dei richiedenti a tutti i cittadini e non soltanto alla Pubblica amministrazione.

NOTA: Centaurus Rete Italia NON è in alcun modo fonte ufficiale di informazioni e NON esprime mai opinioni in merito alle notizie pubblicate. Le informazioni sopra riportate sono ricavate perlopiù da fonti web e sono fornite unicamente a scopo indicativo, si declina ogni responsabilità per eventuali errori e/o omissioni.

CHIUSURA ESTIVA

Si informano i gentili clienti che gli uffici di Centaurus Rete Italia rimarranno chiusi per ferie dal 14 al 20 Agosto e riapriranno regolarmente Lunedì 21 Agosto.