L’ Estate 2024 si è aperta con ottime notizie sul fronte della ricerca per curare l’Alzheimer: sembra infatti che sia stata scoperta una nuova molecola coinvolta nello sviluppo precoce della malattia e che potrebbe avvicinarci nuove cure per rallentare o addirittura, dicono gli scienziati, invertire la malattia.
Sul tema dell’Alzheimer c’è però ancora molta confusione e spesso si arriva a informarsi tardi. Conoscere a grandi linee questa malattia e saperla distinguere da altre simili, può però essere fondamentale per una diagnosi precoce, e crediamo che tutti dovrebbero avere una minima cognizione di base, quanto meno per essere in grado di captare in modo precoce i primissimi segnali e potersi così rivolgere e affidare senza ritardi al medico di fiducia.
Osservando un parente, una persona cara o in qualche modo vicina, potrebbe accadere di accorgersi di comportamenti che, se considerati nel loro complesso, possono portare a concludere che il congiunto o l’amico soffra di demenza senile.
In alcuni casi, tuttavia, la patologia in corso può essere erroneamente scambiata per demenza senile, mentre in realtà si tratta di morbo di Alzheimer.
Come riconoscere le differenze di uno stato di malattia rispetto a un altro? La risposta a questa domanda è fondamentale, poiché le due patologie vanno trattate in modo differente, con beneficio sia dei diretti interessati che delle persone che si occupano di loro.
Per iniziare, la principale differenza tra i due stati patologici è da rinvenire nelle cause, che nel morbo di Alzheimer sono di natura genetica, mentre nella demenza senile sono provocate da altre eziologie legate all’età, come ad esempio microinfarti, da valutare di volta in volta e in base al soggetto che ne soffre.
La demenza senile: i principali segni distintivi
Analizzando le cause della demenza senile, nota anche come un insieme di demenze vascolari, è utile sottolineare che queste si verificano a seguito di piccoli infarti i quali, se sono ripetuti e occorrono in rapida successione contribuiscono a danneggiare il tessuto cerebrale. La causa degli infarti può essere anche congenita, nelle eventualità in cui il soggetto soffra di patologie cardiovascolari.
Più che demenza senile sarebbe opportuno riferirsi alle demenze senili, perché questa malattia racchiude una serie di malattie neurodegenerative, in cui il paziente vede ridursi progressivamente le sue abilità cognitive, a causa del danneggiamento dell’encefalo, che di solito si verifica in età avanzata. A questo proposito, non è però raro constatare che soffrono di demenze cognitive anche persone la cui età anagrafica non rientra, almeno statisticamente, nella fascia di pazienti che possano soffrirne.
A livello fisico, il cervello perde volume con l’avanzare dell’età; tale processo involutivo comporta anche la perdita di un’importante quantità di neuroni, con la conseguente diminuzione delle facoltà cognitive.
Sebbene la demenza senile attacchi molte persone anziane, ve ne sono altrettante che mantengono una perfetta lucidità fino al momento del trapasso: quindi, è necessario specificare che non tutti gli anziani soffrono di demenze senili, per il solo fatto di essere in là con gli anni.
Una perdita di memoria a breve termine, un temporaneo sfasamento temporale, il mancato ritrovamento di un paio di chiavi ed eventi simili non significa soffrire di demenza senile, perché tali accadimenti possono capitare a tutti, indipendentemente dall’età.
Dal punto di vista clinico, sono due le tipologie di demenze senili individuate a livello medico; si tratta della demenza vascolare e dalla demenza a corpi di Lewy.
La prima patologia deriva da un’errata circolazione del sangue, alterata da fattori genetici o ambientali; in entrambi i casi, la conseguenza è il ridotto afflusso di sangue al cervello.
I disturbi cognitivi che conseguono ai piccoli ictus che si susseguono nell’individuo sono precipuamente di tipo cognitivo e riguardano la sfera del saper fare, della memoria e, nei casi più gravi, del rapporto con le persone care, che talvolta il paziente non riconosce.
Oltre a queste caratteristiche, la persona affetta da demenza può incontrare problematiche relative al linguaggio, alla propria autosufficienza e, in generale, alla capacità di giudizio.
La demenza a corpi di Lewy è una patologia che interessa un’ampia fetta di popolazione anziana; la malattia si sviluppa con il crescere di corpi insolubili a base di proteine, i corpi di Lewy appunto, nella massa cerebrale.
Tali aggregati contribuiscono alla degenerazione delle cellule cerebrali, con la perdita progressiva delle abilità cognitive e, in alcuni casi, motorie. Non è semplice diagnosticare tale patologia, soprattutto se è trascorso più di un anno tra l’inizio dei disturbi a livello cognitivo e quelli legati a tremore e allucinazioni. In quest’ultimo caso, i sintomi sono davvero importanti e a nulla valgono le terapie farmacologiche.
Il morbo di Alzheimer
Il morbo di Alzheimer è una tra le patologie più diffuse tra la popolazione anziana, a livello mondiale; confusa spesso con la demenza senile, è una malattia degenerativa del cervello, che influisce pesantemente sulla vita del paziente e dei suoi familiari.
A livello statistico, il morbo di Alzheimer fa la sua comparsa nei soggetti di età superiore ai 65 anni, anche se non sono infrequenti casi di pazienti più giovani.
Considerato la forma più comune di malattia degenerativa, il morbo di Alzheimer trae la sua origine da cause genetiche, in particolare quelle che favoriscono la sintesi delle proteine beta-amiloide e tau; tale processo contribuisce alla formazione di aggregati, i quali distruggono i neuroni cerebrali.
I principali sintomi dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer sono riconducibili alla perdita della memoria, in particolare quella recente, problematiche connesse all’orientamento spaziotemporale, difficoltà di concentrazione e, col progredire della malattia, perdita totale di autonomia.
Non sempre è agevole diagnosticare il morbo di Alzheimer, in particolare per ciò che concerne la comparsa dei principali sintomi e l’eventuale coesistenza con altre patologie, come le demenze fronto-temporali, che coinvolgono anche il lobo frontale e temporale del cervello.



